Le sette tracce presenti in questo cd iniziano a prendere vita in un pomeriggio del dicembre 2009 a casa di Ernesto, dove ho portato un’attrezzatura minimale per registrare il pianoforte acustico che dovrà servire da guida per i musicisti che parteciperanno al disco. Con Ernesto decidiamo all’ultimo momento di registrare anche la voce, con l’idea di separare il più possibile il suo rientro nei microfoni del piano, dando per scontato che verrà poi incisa nuovamente in studio.

Questa, con tutte le sue imperfezioni tecniche e al tempo stesso la sua veridicità e tangibilità, è invece la voce che è rimasta e che racconta i brani del disco, arrangiati partendo da quelle registrazioni e cercando di interpretare il più fedelmente possibile lo spirito col quale erano stati scritti.

Un disco senza parti percussive, costruito sul pianoforte acustico, pensato per essere suonato dal vivo: queste erano le parole col quale Ernesto lo descriveva, e sono sicuro che, ascoltandolo, ne resterebbe soddisfatto.

È un disco giocoforza non compiuto, eppure coerente, deciso.
È, ancora una volta, passare un pomeriggio con Ernesto.
È Ernesto.

Guido Melis


The seven tracks on this cd started to come to life one afternoon in December 2009 at Ernesto’s place, where I brought basic equipment to tape the acoustic piano that would serve as a guide for players participating in the record. At the last moment Ernesto and I also decided to record the voice separately, with a view to avoiding as much interference in the piano’s microphone as possible, in the knowledge that it would all be reconfigured together at a later date in the studio. This in spite of all its technical flaws and equally, due to its authenticity and musical substance, is the voice which has been kept in order to narrate our record’s tracks, arranged starting from those original recordings and thereafter, trying to faithfully interpret the spirit in which they were written. “A record free of percussive sections, built on the acoustic piano & designed to be played live” were the words used by Ernesto to describe it and, I am pretty sure, that he would be satisfied if he were able to listen to it. It may be an unfinished piece, but it remains coherent and emphatic. This is about spending an afternoon with Ernesto all over again. This is Ernesto.

Guido Melis

"Ernesto DePascale was not merely my closest Italian friend or my closet European friend. He was much more than that. He was more than a close friend, he was one of the best companions I will ever have in this lifetime. He was a great influence on my life from top to bottom and time spent in his company was always time spent well. From Ernesto DePascale I learned about Life, about music, about Italy, about coffee, about humour, about ice cream, about how to recover from failed romance and about how to enjoy and cherish good strong friendships like the one he and I had.

When Ernesto said something was good I would believe him. He might be referring to a restaurant in London or Florence, a 1960s rock band, a famous author or a black & white film but when he told me I should investigate something I would, knowing his taste was as close to infallible as could be. We discussed everything and anything. Ernesto taught me how to rejoice when we found a good cup of coffee as if we had just discovered the Dead Sea Scrolls and why we should mourn a poorly made meal in the way a broken hearted-lover would weep over his ex.

I celebrate Ernesto DePascale and am so happy to hear his music again. His music was and is like the man; full of life and harmony and peace yet dynamic and ever-changing. And every time I hear his music I feel blessed. Blessed both for the music and the joy it gives me as well as for the man and the joy he brought to my life. I will be Ernesto's friend forever."

Sid Griffin
The Coal Porters
London, England
November 2012

I was lucky and very honoured to have known Ernesto. From our first meeting in London back in 2003, I knew had met a man for whom music was the the essence of his very being, something that was deep within his soul, something that was a passion. Ernesto was one of the most knowledgable and devoted musicologists I have have ever met. Over the years that I was lucky enough to know him we spent many hours discussing music of all kinds, introducing each other to previously undiscovered artists both past and present, and each of us in our own way doing what we could to spread music of integrity to those who would listen, Ernesto via his music journalism and radio show, me via my record label. I was equally delighted to know Ernesto de Pascale the musician. He told me that he began every day with an hour at the the piano, saying that it was his way of greeting each new day.
Ernesto left us too soon and his passing has left an empty space in my life. I miss having him phone me to discuss his latest musical passions. However, I am so gratified to know that this collection of recordings that he made shortly before he left us is being made available. His music will live on with this release, and with this music, his presence will remain with us. I will always remember Ernesto with fondness and I miss him greatly. This collection of his final compositions will be a constant light in a musical world increasingly devoid of integrity and love.

Mark Powell, Esoteric Records

Ernesto era un tipo speciale. Chiunque l’abbia conosciuto ve lo confermerà.
Era il baricentro di tutta una scena fiorentina prima, nazionale poi. Un tipo con un cuore grande, capace di accogliere e abbracciare gente non necessariamente amica, pronto a fornire un’idea o a consigliarne un’altra. Disponibile sempre, in un nome di una cosa che ci ha accumunati e fatti incrociare infinite volte: la musica, intesa più come ragione di vita che di mestiere o piacere estetico-culturale. Ernesto viveva per la musica, e ci girava intorno in ogni maniera possibile. In radio era la voce di un popolo, quello del blues, che amava le radici della musica popolare consapevole che senza radici un albero, per quanto bello, non sta in piedi. Organizzava programmi, concerti, partecipava a Festival, era un trait d’union fra musicisti stranieri e italiani, addetti ai lavori e semplici appassionati che vedevano in lui un punto di riferimento stabile e protettivo come una grande quercia del Delta piantata sulla sponda dell’Arno.
Poi, ogni tanto, smetteva di occuparsi di divulgazione e giornalismo, e passava con un salto solo apparente dall’altra parte. Diventava lui musicista e autore, si metteva in gioco e si confrontava su un terreno dove si gioca a viso e sentimenti scoperti.
E così, alla fine, anche lui ha il suo ‘disco postumo’, chissà se l’idea gli avrebbe strappato un sogghigno divertito. La sorpresa però non è che i suoi familiari e amici più stretti l’abbiano amorevolmente ‘finito’, confezionato e portato fin da te che stai leggendo, ma che sia un disco straordinario. Solo sette canzoni, spoglie, pianoforte e occasionale violino o chitarra ad accompagnare la sua voce fragile ed emotiva. Solo sette canzoni, intime e soffuse, che suonano come demos ben rifiniti di un cantautore, sicuramente americano più che italiano. Sembra di averlo lì di fianco, mentre racconta il suo mondo, e lo riveste dei suoni che da sempre coltivava dentro, dal folk al blues, al gospel con cui We Were One decolla e ti porta via. Non sfigurerebbe accanto a dei provini dei tanti singer-songwriters che abbiamo amato, quando la parola e il mood erano sovrani e le classifiche non contavano più di tanto.
“My Way or the Highway, there is no other way”, canta a un certo punto: il suo ‘a modo mio’, e non poteva esser altrimenti per un cowboy cresciuto fra Uffizi e Highway 61. Che il viaggio ti sia pieno di incontri e sorprese, notti di baldoria e orizzonti di contemplazione. Noi abbiamo ancora un po’ da fare qui, ma arriveremo: tu tieni in caldo il motore, e non dimenticare la chitarra. Il viaggio non finisce mai.

Carlo Massarini

Quando ho conosciuto Ernesto de Pascale è scattata subito tra noi una grande complicità da appassionati, musicofili, da appassionati di musica vera. Quella musica di consumo, anche un po’ “ruspante”, che non la trovavi certo allora ai primi posti nelle charts americane di Billboard: un po’di Tex Mex, di New Orleans, di sound californiano e country. Eravamo entrambi appassionati ed alla ricerca sempre di artisti un po’ defilati, meglio se ancora nascosti in dignitose nicchie, purché facessero la musica con il cuore e con la nostra stessa passione. Condividevamo quindi il gusto per la musica verace, la musica che affonda le proprie radici nel blues. Ernesto in particolare era un “esploratore” ed un “consumatore” accanito di nuove tendenze e questa sua caratteristica naturale, unita ad una frenesia contagiosa, lo portava di qua e di là, ad interessarsi di tutti e di tutto. Per esempio, anche se non era certamente un genere di cui lui si occupasse (la Canzone classica napoletana), è venuto molte volte ai concerti della mia Orchestra Italiana, dimostrando di apprezzarne moltissimo gli arrangiamenti. Insomma, appartenevamo alla generazione che ha promosso il beat, pur sapendo benissimo che le radici di quella musica di moda erano il blues, la musica nord americana, il jazz, il primo rock and roll. E grazie al fatto che Ernesto era sempre documentatissimo ed aggiornato, nonché un istintivo public relation, non esitai a chiamarlo nel team dei consulenti al casting musicale della trasmissione D.O.C su RAI2 nell’87. Ed è così che la sua autorevolezza, costruita con tenacia ogni giorno davanti e dietro le quinte, unita ad una trascinante simpatia ed umanità, ci ha lasciato un vuoto incolmabile.

Renzo Arbore.

Ogni musicista che ha avuto a che fare con Ernesto è testimone dell'entusiasmo che costantemente metteva nello spingere a realizzare nuovi progetti, nuovi incontri musicali, nel concretizzare il proprio lavoro e portarlo a compimento.
Ernesto è stata la prima persona ad incentivarmi a salire su un palco e la prima a coinvolgermi in una session di registrazione. Obiettai che non mi aveva mai neanche sentito suonare, ma lui rispose che non importava.
Per completare questo album ci siamo mossi nella stessa direzione intrapresa da Ernesto, invitando amici e musicisti ad aggiungere i propri contributi alle canzoni che ha lasciato. Due di queste avevano già l'arrangiamento che si ascolta nel disco, le altre erano ancora pianoforte e voce. Seguendo i suoi appunti e le idee che aveva condiviso con noi abbiamo cercato di far suonare la sua musica ancora una volta.
E' un riconoscimento ad Ernesto come persona, giornalista e profondo conoscitore di musica, ma soprattutto all'Ernesto musicista, una parte della sua sfaccettata attività che aveva particolarmente a cuore.
Lo ha fatto un milione di volte per ognuno di noi.
Questa volta l'abbiamo fatto per lui.

Giulia Nuti

Every musician who has had something to do with Ernesto can testify that he constantly showed enthusiasm regarding the creation of new projects, new musical events, about carrying out and ultimately completing his own work. Ernesto was the first person who prompted me to take to the stage and the first who involved me in a recording session. I objected as he had never even heard me play before but he said that it didn’t matter.
In order to complete this album, we worked with the same vision, one established by Ernesto, inviting friends and musicians to add their own contributions to the songs he left behind. Two of these already featured the arrangement, which you can hear in the record, while the others were simply piano and voice. By following his notes and the ideas which he shared with us, we tried to recreate his music. All this was done in recognition of Ernesto, the man, the journalist and the expert in music but in particular, to commemorate the musician who was characterized by his multifaceted activities. He did it a million times for all of us. This time we did it for him.

Giulia Nuti

Ernesto è uno stile di vita ed aver avuto il privilegio di essergli stato così amico ha per me significato vivere completamente secondo quello stile e quella concezione della vita: credere cioè che la vita non sia soltanto un susseguirsi di eventi ma che esistano dei segnali dati dalle persone, dagli accadimenti, dalle note - le tante note- la cui interpretazione è affidata alla nostra sensibilità ed alla nostra attitudine. Definire il disco di Ernesto ha significato mettere insieme tutti questi segnali, cercarli in un appunto, in una chiacchierata sotto la pioggia battente del Galles, in una conversazione in un pub di Londra, in una delle tante e pressochè quotidiane telefonate serali e nei commenti ad un disco ascoltato insieme nella sua casa fiorentina. E così è stato.
Ma anche di più: completare questo disco è stato come chiudere la parentesi a tante conversazioni avute con Ernesto sulla urgenza di produrre un disco insieme. Adesso tocca a voi aprire le vostre, di parentesi, e seguire e decifrare i vostri, di segnali.
Qualsiasi siano le direzioni che prenderete ascoltando questo disco, sicuramente da qualche parte incrocerete il sorriso beffardo di Ernesto. Enjoy.

Giovanni de Liguori

Ernesto is a way of life and the privilege to be his close friend meant to me to live completely according to that style and conception of life: believing that life is not just a succession of events, but there are signs given by people, by events, by notes – so many notes,-whose interpretation is leaved to our sensitivity and our attitude. Defining Ernesto’s record meant to put together all these signs, look for them in a note, in a chat under the Welsh pouring rain, in a conversation taking place in a London pub, during one of the many almost daily evening phone calls and in comments to a record we listened together at his place in Florence. And so it was.
But then, even more: completing this record was like closing the brackets to so many conversations with Ernesto about the urgency to produce a record together. Now it's up to you to open your own parenthesis, to follow and decode your own signals. Whatever direction you will take by listening to this record, somewhere you will cross Ernesto’s mocking smile. Enjoy

Giovanni de Liguori

Lavorare con Ernesto de Pascale è stato un grande privilegio. Progetti condivisi in dieci anni di frequentazione assidua mi hanno lasciato un'impronta fondamentale nella metodologia di lavoro, non solo nella musica. Inoltre in così tanto tempo si conoscono le persone anche nel loro aspetto caratteriale, non solo in quello della professione. E con una persona non comune come era Ernesto, ogni giorno era una sfida continua per capirlo al meglio. Si poteva godere della sua competenza e delle sue mille idee, ma si doveva anche incassare altri lati meno facili dovuti all'estremo rigore con cui affrontava la sua stessa vita e che pretendeva fosse un metodo di coloro che lo circondavano. E' quindi proprio dalla conoscenza e dal ricordo del carattere di Ernesto che sono entrato nel mondo di Seven Songs. Il mio ricordo era relativo a un pomeriggio di lavoro che lui stesso aveva programmato a casa sua con Guido Melis. Una giornata fredda di tardo autunno con la neve che sarebbe caduta su Firenze il giorno dopo. Era logico aspettarsi dunque delle canzoni dal mood prevalentemente malinconico. Invece anche questa volta Ernesto era riuscito a stupirmi, perché l'intimismo che è alla base delle sette canzoni presentava molti momenti di solarità. Ogni brano è una sorta di Giano bifronte, ma dalle infinite sfumature tra un lato e l'altro della sua fisionomia. Ne viene fuori un autore che dialogando con il suo pianoforte quasi si compiace di una scrittura divenuta più matura rispetto a quella di Morning Manic Music, suo precedente album nel quale non mancavano elementi di spettacolarità. In questo caso invece si entrerà in punta in piedi in una stanza che a poco a poco diventa un auditorium. Un risultato che è stato reso possibile grazie al lavoro di ricostruzione appassionato di Guido Melis e Giulia Nuti. Proprio a quest'ultima sono infine particolarmente grato per la capacità di portare avanti insieme una buona parte delle idee di Ernesto. Perché queste Seven Songs sono senza alcun dubbio un bel modo di guardare avanti.

Michele Manzotti

Working with Ernesto de Pascale has been a great privilege. The projects we have shared in ten years of regular working relationship have left his fundamental mark in my work methodology, not only in music. Moreover, you can also know people’s character aspect in such a long time, not just their professional point of view. As matter of fact, every day was a constant challenge to understand the best of him since Ernesto was a very uncommon person. You could enjoy his competence and his thousand ideas, but you also had to take other less easy sides due to the extreme rigour which he faced his own life with and which he claimed to be a method of those around him. It is just starting by the knowledge and the memory of Ernesto’s character that I entered the world of Seven Songs. My memory was related to one working afternoon which he had planned at his house with Guido Melis. A cold day in late autumn with the snow going to fall on Florence the very next day. It was therefore logical to expect the songs had a particularly gloomy mood, instead Ernesto was able to surprise me that time too, because the intimacy that is the basis of the seven songs had many moments of brightness. Each song is a kind of Janus Bifrons, but with infinite shades between one side and the other side of his features. It comes out an author who talks to his piano and takes almost delight in a writing that has become more mature than that of his previous album Morning Manic Music, where spectacular elements were not missing. In this case, however, it will be like to enter on tiptoe in a room that gradually becomes an auditorium. This result was made possible thanks to Guido Melis and Giulia Nuti’s enthusiast work of reconstruction. Indeed, I am particularly grateful to Giulia for her ability to move forward with a large number of Ernesto’s ideas since these Seven Songs are without a doubt a great way to look forward.

Michele Manzotti

Ernesto De Pascale
Seven Songs While The City is Sleeping

L'album postumo del giornalista, produttore e musicista Ernesto De Pascale

(Il Popolo del Blues/Audioglobe)
Release date: febbraio 2013

In occasione del secondo anniversario della scomparsa di Ernesto De Pascale (13 febbraio 1958 – 12 febbraio 2011), Il Popolo del Blues presenta Seven Songs While The City is Sleeping, album di materiale inedito del giornalista, musicista, produttore e conduttore radiofonico fiorentino, voce storica di Rai Stereonotte.

La pubblicazione dell'album, distribuito da Audioglobe, è un tributo al lavoro e all'attività di Ernesto De Pascale, in modo particolare al musicista, una parte della sua poliedrica attività che aveva particolarmente a cuore.

Composto tra il 2009 e il 2010, l'album è stato cantato e suonato da De Pascale in un pomeriggio a casa sua seduto al pianoforte, seguito alla parte tecnica da Guido Melis. A partire dalle registrazioni pianoforte e voce, De Pascale ha poi iniziato a coinvolgere amici e musicisti per aggiungere i loro contributi alle canzoni, nell'intento di costruire un album dalle atmosfere volutamente acustiche.

Due sono le tracce che Ernesto è riuscito ad arrangiare e portare a compimento in prima persona prima della sua prematura scomparsa.

Il resto dei brani che compongono questa raccolta, nella loro veste finale, sono il frutto degli appunti di Ernesto e delle idee condivise con il team di collaboratori del Popolo del Blues (marchio da lui ideato e fondato nel 1995), che al momento della scomparsa hanno deciso di portare a compimento il progetto che Ernesto aveva tra le sue più imminenti priorità.

Guido Melis (bassista e cantante degli Underfloor, già responsabile della parte tecnica degli ultimi lavori musicali di De Pascale) e Giulia Nuti (violista, giornalista, membro degli Underfloor, il Popolo del Blues) si sono occupati della supervisione musicale, raccogliendo e montando i contributi che Ernesto De Pascale aveva originariamente previsto e missando l'album al Plastic Sun Studio di Firenze. Tra gli ospiti presenti, il pianista Neyorkese Kenny White che ha scritto l'arrangiamento per archi del brano Subway to the west country, il contrabbassista Lorenzo Feliciati (Niccolò Fabi, Gina Trio), il coro Vocintransito, i chitarristi Marco Lamioni, Nicola Demontis e Paolo Giorgi, special guest dagli Stati Uniti il trombettista Fabio Morgera.

Fondamentale l'apporto di Giovanni De Liguori, produttore esecutivo dell'album, di Michele Manzotti e Fabrizio Berti per Il Popolo del Blues.

Seven Songs While The City is Sleeping è il terzo capitolo della discografia solista di De Pascale, preceduto dal debutto Morning Manic Music (Il Popolo del Blues, 2007) e da My Land is Your Land (Esoteric/Cherry Red/Audioglobe, 2008), album realizzato assieme ad Ashley Hutchings dei Fairport Convention, il “governatore” del folk rock inglese.

La carriera di Ernesto come musicista fonda però le sue radici nelle esperienze con le band Lightshine e Hypnodance. Con quest'ultima, oltre all'omonimo LP e al 12 pollici In the City, nel 1988 insieme a Roberto Terzani e Massimo Altomare ha inciso l'album Il grande ritmo dei treni neri.

Tra i suoni lavori come produttore si ricordano gli album Siberia e Tre volte lacrime dei Diaframma, oltre a quelli di Aeroplani Italiani e Articolo 31.

Collaboratore di Jam, Rolling Stone, La Nazione, Viva Verdi e delle testate britanniche Rocksbackpages e Record Collector, De Pascale è stato tra i conduttori di Rai Stereonotte ed ha contribuito nel 1984 alla nascita di Videomusic.

Dal 1995 ha condotto sulle frequenze di Controradio/Popolare Network il programma radiofonico Il Popolo del Blues e fondato il marchio omonimo.

Il ricavato delle vendite dell'album da parte del Popolo del Blues sarà devoluto ad attività volte a promuovere l'arte e la musica tra i giovani, tematica verso la quale Ernesto De Pascale era particolarmente sensibile.

Biografia di Ernesto De Pascale:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_De_Pascale
http://www.ilpopolodelblues.com/wp/ernesto-de-pascale

Ufficio Stampa:
Il Popolo del Blues
www.ilpopolodelblues.com
pressilpopolodelblues@yahoo.it
338.9841799 – 330.270081


Ernesto De Pascale
Seven Songs While The City is Sleeping

The posthumous album of the journalist, producer and musician Ernesto De Pascale

(Il Popolo del Blues/Audioglobe)
Release date: February 2013

On the occasion of the second anniversary of Ernesto De Pascale’s death (13th February 1958 – 12th February 2011), Il Popolo del Blues presents “Seven Songs While The City is Sleeping”, album of unpublished material by the Florentine journalist, musician, producer and radio host, historical voice of Rai Stereonotte. The album release, distributed by Audioglobe, is a tribute to Ernesto De Pascale’s work and business and is especially dedicated to “Ernesto the musician”, whose versatile activities epitomized his love for music.

The album was written between 2009 and 2010 and was sung and played by De Pascale in one afternoon at his house, while seated at the piano, followed by Guido Melis, for technical support. After starting with piano and voice recordings, De Pascale began to involve friends and musicians in order to add their contributions to the songs, to deliberately build an album of acoustic atmospheres.

Two tracks were arranged and personally carried out by Ernesto before his untimely death.

The rest of the songs included in this collection, in their final version, are the results of Ernesto’s notes and ideas shared with his team of contributors at “Il Popolo del Blues” (brand he conceived and founded in 1995), who decided, after his death, to complete the project, which Ernesto had regarded as one of the most utmost priority.

Guido Melis (bass guitarist and lead singer of Underfloor, formerly responsible for technical support on the last musical works by De Pascale) and Giulia Nuti (violist, journalist, member of the Underfloor, Il Popolo del Blues) dealt with the musical supervision by collecting and cutting the contributions Ernesto De Pascale originally considered and by mixing the album at the Plastic Sun Studio in Florence.

Present guests were the New Yorker pianist Kenny White, who wrote the string instruments arrangement for the song Subway to the west country, the bass guitarist Lorenzo Feliciati (Niccolò Fabi, Gina Trio), the choir Vocintransito, the guitarists Mark Lamioni, Nicola Demontis and Paolo Giorgi; special guest from the United States, the trumpeter Fabio Morgera.

Giovanni De Liguori’s contribution was fundamental as executive producer of the album as well as contributions by Michele Manzotti and Fabrizio Berti for “Il Popolo del Blues”.

Seven Songs While The City is Sleeping is the third chapter of De Pascale’s solo recording, anticipated by the first Morning Manic Music (Il Popolo del Blues, 2007) and My Land is Your Land (Esoteric/Cherry Red/Audioglobe, 2008), album released along with Ashley Hutchings of Fairport Convention, the "governor" of the English folk rock.

Ernesto's career as a musician, though, is founded on the experiences with the bands Lightshine and Hypnodance. With the latter, he recorded the album Il grande ritmo dei treni neri in 1988 together with Roberto Terzani and Massimo Altomare, as well as the homonymous LP Hypnodance and the 12 inches in the City.

The albums Siberia and Tre volte lacrime by Diaframma are to be remembered among his works as a producer, in addition to those of Aeroplani Italiani and Articolo 31.

Contributor for Jam, Rolling Stone, La Nazione, Viva Verdi and for British newspapers such as Rocksbackpages and Record Collector, De Pascale was one of the Rai Stereonotte hosts and contributed to the birth of Videomusic in 1984.

He has conducted since 1995 the radio programme “Il Popolo del Blues” and founded the brand bearing the same name.

Any proceeds from the album sales by Il Popolo del Blues will be donated to activities, which promote art and music among young people, an issue which Ernesto De Pascale was particularly sensitive to.

Biography of Ernesto De Pascale:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_De_Pascale
http://www.ilpopolodelblues.com/wp/ernesto-de-pascale

Press Office:
Il Popolo del Blues
www.ilpopolodelblues.com
pressilpopolodelblues@yahoo.it
+39.338.9841799 – +39.330.270081

Desert ciy of the heart:

Ernesto De Pascale: vocal, piano

Paolo Giorgi: acoustic guitar, harp, background vocals

Sixty second kiss:

Ernesto De Pascale: vocal, piano, fender rhodes, hammond

Giulia Nuti: viola

Lorenzo Feliciati: double bass

Desiree Petrocchi: bakground vocals and vocal arrangement

Marco Lamioni: electric guitar

Subway to the west country:

Ernesto de Pascale: vocal, piano

Kenny White: string arrangement

Pericle Sponzilli: electric guitar

Nicola Demontis: acoustic guitar

The Juliet Letters String Quartet: strings

Elettra Gallini: cello

White room:

Ernesto De Pascale: vocal, piano

Pericle Sponzilli: guitars

Guido Melis: bass

Giulia Nuti: violin, viola

Stefano Casati: electric guitar solo

Francesco Gazzara: hammond, mellotron

We were one:

Ernesto De Pascale: vocal, piano, fender rhodes

Bobby Soul: background vocal

Le Vocintransito: background vocals

Le Vocintransito are: Desiree Petrocchi, Fabiola Torresi, Susanna Stivali, Simona Rizzi
background vocals arranged by Desiree Petrocchi
produced by Franco Godi
special guest on trumpet: Fabio Morgera

My way or the highway:

Ernesto De Pascale: vocal, piano

Cosimo Ravenni: double bass

Giulia Nuti: viola

Nicola Demontis: electric guitar

Paolo Giorgi: acoustic guitar

Wish you well:

Ernesto De Pascale: vocal, piano

Benedetta Massai: cello

Dario Cecchini: alto sax, tenor sax, baritone sax, flute, fender rhodes and horns arrangement

Paolo Bini: trumpet

Lorenzo Desiati: drums

Piero Ferretti: bass

Seven Songs While the City is Sleeping
Written by C. Ernesto de Pascale
Music Supervision and Mix: Guido Melis and Giulia Nuti at Plastic Sun Studio, Firenze
Executive Producer: Giovanni de Liguori
Info and Press Office: Il Popolo del Blues - pressilpopolodelblues@yahoo.it
Legal Assistance: Avv. Giovanni de Liguori giovannideliguori@yahoo.it
Cover art and Graphics by Sinem Samuray
Photos by Marco Quinti, Carlo Chiavacci and Giovanni de Liguori
Special Thanks to Laura Mauric and Antonella de Pascale
Thanks to Mo. Franco Godi for his support and friendship
Thanks to all the musicians for their great performances, generosity and love.
Thanks to: Renzo Arbore, Audioglobe, Fabrizio Berti, Enrico Maria Caporossi, Carlo Chiavacci, Adriano Fabi, Giurovich Bar in Firenze, Sid Griffin, Mariella Leone, Stefano Loria, Michele Manzotti, Carlo Massarini, Antonella Napoli, Mark Powell, Marco Quinti, Sergio Salaorni and Larione 10 Studios, Sinem Samuray, Alessandra Tantillo, Nicola Vannini.
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